Stereotipie, comportamenti ripetitivi, interessi ristretti : come abbiamo proceduto per aumentare la flessibiltà di Isa.

Stereotipie, comportamenti ripetitivi, interessi ristretti . Vi racconto come abbiamo proceduto per scardinare alcuni comportamenti stereotipati, adesività, ritualismi, e controlli , messi in atto ogni giorno da Isabella e che da sempre , hanno costituito la sua e la nostra prigione. Come si può davvero insegnare la flessibilità ad una persona come Isabella, che sembra trovare la sua tranquillità nella ripetizione rigorosa e routinaria? Questa è la domanda a cui ho provato a dare una risposta .

Un episodio emblematico

Quando Isabella saliva sul pulmino per andare a scuola, l’autista metteva il CD che lei portava in mano, con sé, da casa. Così, per i 12 minuti del tragitto, tutti ascoltavano la musica di Isa (quasi sempre la stessa, quasi sempre De André). Di per sé sembrerebbe anche una cosa bella, ma quel giorno il pulmino che era venuta a prenderla, non aveva il lettore CD. Isa non ha tollerato questa cosa, non è stato possibile spiegarle che in alcuni pulmini potesse non esserci il lettore CD e che quella mattina era venuta a prenderla proprio un pulmino senza lettore .

Il comportamento problema

Quello che ognuno di noi avrebbe fatto di fronte ad una contrarietà, e cioè imprecare anche con una parolaccia, non è stato possibile per Isa: la contrarietà le ha scatenato un comportamento che, in termini tecnici, si chiama CP (comportamento problema) e che, in termini concreti, si è tradotto in urla, spinte, nel rifiuto di salire e poi, una volta salita, nel rifiuto di scendere. L’educatrice ha dovuto usare tutta la sua competenza per fare in modo che passasse questo momento di crisi. La domanda che mi sono fatta è stata: “Come si può davvero insegnare la flessibilità ad una persona come Isabella, che sembra trovare la sua tranquillità nella ripetizione rigorosa e routinaria? E davvero la routine l’avrebbe aiutata a vivere meglio?”. Intuivo che la soluzione non potesse essere unicamente il rendere tutto prevedibile.

Mi veniva in mente una situazione simile: in vacanza, sapendo che non avremmo avuto una connessione internet soddisfacente e che non avremmo potuto spiegarlo a Isabella, io e Alberto avevamo deciso di non portare con noi nessun dispositivo elettronico. Ci rendemmo  subito conto, e a nostre spese, che mai decisione fu più sbagliata: Isabella non ha tollerato questa mancanza il che ha inficiato tutta la vacanza.

In quell’occasione, come in quella del pulmino, mi resi conto che bisognava: da una parte  trovare un modo per spiegare a Isa tutto il discorso connessione sì/connessione no – lettore cd si/lettore cd no e, dall’altra, trovare un modo per farla “scontrare” con l’imprevedibilità, nell’arco delle sue giornate, senza per questo scatenare l’inferno.

Cosa ho fatto?

Ho fatto una lista delle rigidità di Isabella.

  •   i phone in mano da casa al pulmino e dal pulmino a casa
  •   cd in mano da casa al pulmino e a scuola e dal pulmino a casa;
  •   i pod in mano;
  •   i phone a colazione, sul tavolo, appena sveglia;
  •   rivista sfogliata continuamente sul tavolo durante la colazione, il pranzo e la cena;
  •   libro in mano da casa a scuola e in tutti i tragitti;
  •   i phone in bagno con lei;
  •   rituale i phone prima di dormire.

Oltre a quelle elencate, c’erano moltissime altre rigidità e ritualità che, se non venivano assecondate, producevano urla, mugugni e opposizioni. Quando era piccola poi, nei casi più estremi, si piantava a terra urlando molto forte ed era impossibile tirarla su.

La  strategia che ci ha aiutato

Abbiamo iniziato ad interrompere queste rigidità/situazioni ripetitive lavorando soprattutto sul tempo: ad ogni interruzione, tenevamo in considerazione il tempo che Isabella era in grado di sostenere senza l’oggetto/situazione ripetitiva, senza dare in escandescenza e riempivamo quel tempo (all’inizio fatto anche solo di pochi secondi) con attività che riflettessero ciò che in quel contesto accade realmente.

La bussola che ci guidava nella scelta della durata dell’interruzione stereotipia/rigidità era il TEMPO DI ISABELLA (il tempo effettivo in cui tollerava l’ interruzione senza che si scatenasse il comportamento problema).

La bussola che ci guidava nella scelta delle attività/azioni era, invece, il CONTESTO in cui eravamo.

Abbiamo  sviluppato una vera e propria Governance, delle stereotipie ( nel senso aziendale del termine ), inteso come complesso di principi, meccanismi, regole e relazioni che hanno come obiettivo la gestione efficace  della azienda( stereotipia)

Abbiamo ingaggiato questa  lotta costruttiva per riuscire ad interrompere le sue stereotipie (all’inizio anche solo per pochi secondi) e costruendo, all’interno di quelle interruzioni, apprendimenti che fossero assolutamente contestuali, ( sia riferiti) al luogo, (sia riferiti) all’età, (sia riferiti)al contenuto giorno dopo giorno, passo dopo passo , smantellando a poco poco  comportamenti stereotipati, adesività, ritualismi, procedure e controlli , messi in atto ogni giorno da Isabella e che da sempre , hanno costituito la sua e la nostra prigione. Uno degli strumenti che abbiamo usato e che è risultato maggiormente efficace è stata la total task presentation (presentazione totale del compito) + attività contestuale ( ciò che si fa in questo spazio tempo).