L’importanza del fattore tempo per le persone autistiche

Isa e il libro

Ecco come ho focalizzato quanto, con una persona autistica, per smussare alcune rigidità, il fattore tempo sia fondamentale: non il tempo dell’orologio, ma – nel nostro caso – il tempo di Isabella.

Per noi la miccia l’ha accesa un libro, l’oggetto che Isa ama più di tutti.

Il libro e il supermercato

Era uno dei soliti pomeriggi in cui, a una certa ora, arrivava un’educatrice specializzata che lavorava a casa con Isabella.

Quel pomeriggio era arrivata Federica. Federica era entrata da poco nel nostro team di lavoro e aveva il compito di fare la spesa con Isabella in un piccolo supermercato vicino casa, dove non ci fossero troppe distrazioni e dove Isa potesse sperimentare una certa autonomia.

Avevamo fatto la lista con le immagini e avevamo scelto le cose che piacevano di più ad Isabella: la cosa difficile era convincerla a lasciare a casa il libricino che teneva sempre tra le mani durante il giorno.

Avevamo pianificato tutto nei minimi dettagli, come al solito.

All’arrivo di Federica io sono rimasta nella mia stanza, Alberto è andato ad aprire la porta ma poi ha lasciato che Federica ed Isabella si preparassero da sole per l’uscita.

Tuttavia, Isa non voleva lasciare il libro: urlava, si spostava di continuo, diceva di no insistentemente. Dopo circa 30/40 minuti, Federica, usando tutta la sua competenza, era riuscita a convincere Isa a mettere il libro sul tavolino dell’ingresso e, immediatamente dopo, erano uscite.

Quella di Isa con il libro è una storia lunga, complicata e quel giorno ho capito che era tempo di fare un cambiamento.

Mi ero fatta una prima domanda (non era la prima volta che me la facevo): ha senso che Isa ci metta tutto questo tempo per lasciare il libro?

Sì, sapevo che il tempo si sarebbe ridotto con l’allenamento e la tecnica; sapevo che sicuramente Federica sarebbe stata in grado di far lasciare il libro a Isa in un tempo sempre più breve.

Ho fatto un’ulteriore riflessione: è possibile fare in modo che il distacco di Isa dal libro non dipenda da un’altra persona ma che si possa invece lavorare su una sorta di “autogestione”?

Il tempo di Isabella

Ho intuito ciò  che poi avrei compreso con maggior consapevolezza: l’elemento da considerare era il tempo, ma non quello che noi ritenevamo fosse il tempo giusto per compiere un’azione o far accadere qualcosa, bensì il TEMPO DI ISABELLA, cioè quel tempo che Isa, senza avere reazioni scomposte (urla/spinte/opposizione ecc.), sarebbe stata in grado di sostenere senza libro.

Dopo l’esperienza del pulmino senza lettore cd, avevamo iniziato a lavorare sull’interruzione delle sue rigidità e lavoravamo soprattutto sul tempo.

La bussola che ci guidava nella scelta della durata dell’interruzione stereotipia/rigidità era IL TEMPO DI ISABELLA (tempo effettivo in cui tollerava l’interruzione senza che si scatenasse il comportamento problema). La bussola che ci guidava nella scelta delle attività o azioni con cui interrompere la stereotipia era, invece,  il CONTESTO in cui eravamo.

Per sperimentare e mettere in pratica tutto questo abbiamo affittato una casa neutrale, senza libri, a Loiano, una località dell’Appennino bolognese. Era una casa sgombra, priva di suppellettili, dove abbiamo potuto lavorare sistematicamente. L’esperienza di Loiano è stata fondamentale per avviare il processo di smantellamento delle rigidità di Isabella, un processo che continua tuttora, anche se non privo di difficoltà e incertezze.