Idea Immagine Pensiero – come abbiamo proceduto per aiutare Isa a trasformare un‘idea in una parola.

Idea, immagine, pensiero

L’articolazione dei pensieri e la loro trasformazione in parole è complessa per Isa e non sempre le persone riescono a comprendere cosa voglia: è normale ma è anche il motivo per cui nel tempo abbiamo lavorato molto su questo tema, per trasformare un’idea che ha in una parola, anche grazie a un’immagine.

Qualche giorno fa Isabella ha pronunciato la parola “REGALO”: l’articolazione non era chiara e lei si trovava in un contesto diverso da quello casalingo, dove di solito utilizza questa parola.  La persona che era con lei non riusciva a capire cosa volesse dire.

Qualche giorno prima Isa aveva detto a me: “Regalo” e io le  avevo chiesto: “Isa, vuoi un regalo?” E lei aveva risposto: “Sì, libro.”. Allora io avevo detto: “Ah sì Isa, vuoi un libro come regalo? Che bello! Sì certo, ti ricordi che domenica prossima Eleonora viene a casa e ti porta un libro come regalo?” Isa aveva annuito ed era ritornata a fare le sue cose. La domenica era poi arrivata Eleonora e le aveva portato un libro in regalo.

L’uso delle immagini

Una cosa importante: poiché Isa non sa verbalizzare e raccontare le situazioni e non articola bene molti suoni, in questi anni ho usato delle immagini per aiutarla a descrivere le diverse situazioni che si creavano. Spesso, infatti, Isabella usa singole parole (a volte incomprensibili) per fare richieste, per dire qualcosa, per esprimere un desiderio o un’intenzione.

Faccio un esempio di tanti anni fa, la parola era SALAME.

Isabella era alla fine del ciclo scolastico delle elementari.

Osservando il suo comportamento, mi ero resa conto che usava la parola “salame” anche per chiedere la mortadella, la bresaola, il prosciutto. Era in grado di categorizzare che si trattava, in tutti i casi, di un salume (poiché non usava la parola salame per chiedermi, per esempio, la carne, il pane o la pasta), però per tutti i salumi, usava sempre la parola “salame”.

Per questo, nell’ambito della programmazione degli apprendimenti per Isa, abbiamo iniziato a lavorare su questa discriminazione attraverso le immagini, affinché Isabella riuscisse a rappresentarsi mentalmente ogni salume e riuscisse quindi a dare ad ognuno la denominazione giusta.

Durante una riunione con i professionisti, sia scolastici che extra scolastici, che lavoravano in team con noi, ho naturalmente riportato questa osservazione, ritenendo inoltre molto importante la necessità di lavorare tutti insieme.

L’obiettivo comune era  trovare il modo più efficace per aiutare Isabella ad usare la parola corrispondente al tipo di salume che aveva in mente in quel momento.

Non è lana caprina ma mortadella!

Devo dire che, in quell’occasione, rimasi un po’ sconcertata dal commento di una delle persone presenti alla riunione, la quale mi disse: “Ma signora, non sia così certosina, non stia così a precisare…” Il sotto testo sembrava essere: con Isa abbiamo talmente tante cose su cui lavorare che questa è una questione di lana caprina.

Il commento mi colpì molto, poiché, immaginando la scena, se Isa avesse detto salame mentre  immaginava mentalmente la mortadella, avrebbe ricevuto il salame e si sarebbe chiesta:  “Ma come: ti chiedo la mortadella e tu mi dai il salame? (Penso mortadella dico salame)”, il che avrebbe potuto scatenare un comportamento problematico.

A me non sembrava una questione di poco conto.

Potrebbe sembrare un po’ contorto, mi rendo conto, ma questo era quello che sarebbe potuto succedere.

La difficoltà di esprimere un pensiero complesso e un’idea e farsi comprendere

Ho imparato in questi anni  che il pensiero di Isabella è più complesso sia di quello che lei riesce a esprimere verbalmente sia di quello che riesce a dire con un supporto software comunicativo, come Niki talk con il quale  può costruire una frase con soggetto, verbo e complemento per chiedere o semplicemente comunicare qualcosa.

La comprensione da parte delle persone che le sono accanto per supportarla è limitatissima e spesso le risposte che riescono a darle non sono conformi a ciò che Isa sta chiedendo o “raccontando”.

Provate a immaginare come ci si possa sentire quando chiediamo o vogliamo raccontare qualcosa e l’altro non riesce a capire cosa stiamo dicendo.