Generalizzazione e autismo, in che modo sviluppare gli apprendimenti nel contesto naturale ci ha aiutato

Oggi Isa entra in macchina ed indossa la cintura di sicurezza.

La generalizzazione degli apprendimenti per una persona autistica è uno scoglio  arduo da superare. La generalizzazione è il trasferimento di una competenza in un contesto o situazione diverso da dove l’apprendimento ha avuto luogo. A volte si corre il rischio, però che l’ apprendimento possa essere riproposto fuori dal contesto in maniera non congruente,  e questo può avere implicazioni a livello sociale.  Anche per Isabella abbiamo avuto  il problema che una volta appresa un’ abilità, avesse poi avuto difficoltà ad utilizzarla nel contesto effettivo in cui fosse necessario utilizzarla. Vi racconto come abbiamo fatto per cercare di superare questa sfida.

Un episodio che mi ha fatto riflettere

Una volta avevo assistito ad una conversazione tra una mamma ed un’educatrice. La mamma diceva: “Da quando avete insegnato a Michela a svitare i tappi delle bottiglie non le sto più dietro, svita tutti i tappi che trova.”.

Quella conversazione mi aveva fatto molto riflettere, perché anche a me era capitato, in passato, che Isabella riproducesse, in situazioni non congruenti, un’azione che aveva imparato in precedenza.

La domanda che mi sono fatta è stata: “Come faccio a spiegare a Isabella che molte azioni si fanno solo in determinati momenti e contesti? Ovvero che quell’azione si fa proprio in quel momento, e non in altri?”

La  strategia che ci ha aiutato

Da un pò di tempo la risposta era sempre un po’ la stessa e cioè  inserire i suoi apprendimenti nel contesto e nel momento esatti  in cui si sarebbero svolti realmente.

Faccio un esempio: Abbiamo insegnato ad Isa la sequenza della colazione nell’orario reale in cui si fa colazione. Lo so, sembra un’ovvietà, ma vi assicuro che non lo è. Nel nostro caso, avevo visto che, negli anni, quando avevamo proceduto, con molte ripetizioni, ad insegnarle alcune azioni ma  in situazioni non contestuali, spesso  non era riuscita a riportare la sua abilità nel momento in cui era opportuno usarla, non riusciva quindi a generalizzarla.

L’ importanza dell’ apprendimento  nel contesto e nel momento esatto

Per esempio: Isa era in grado di eseguire (dal punto di vista meccanico) una parte delle azioni necessarie per indossare la cintura di sicurezza, però, quando arrivavamo in macchina, dovevo essere io a ricordarle di indossarla. Non che questo non fosse già un ottimo traguardo, ma io avrei voluto che lei la indossasse di sua iniziativa. Questo avrebbe lasciato a me spazi di libertà ed avrebbe dato a lei più autonomia.

Come abbiamo proceduto

  • Ho osservato quali fossero le sue difficoltà ( Isa ha anche delle difficoltà motorie)
  • Ho simulato i miei gesti che avrebbero potuto aiutarla
  • E, ogni volta volte che andavamo in macchina, sono stata attenta a  dosare il mio aiuto a seconda di quello che osservavo nel suo comportamento.

All’epoca avevo già sperimentato il fatto che, se e quando riuscivo ad individuare il momento e il contesto esatti  in cui aiutarla , Isabella imparava  in pochissimo tempo. Nel caso della cintura di sicurezza, la cosa più difficile è stata capire come aiutarla ad alternare le due mani e far sì che quei gesti diventassero parte della sua memoria comportamentale e non frutto delle mie parole. Quello che mi interessava davvero era che entrambe entrassimo in macchina e che ognuna mettesse la sua cintura, una cosa che le sarebbe stata utile in tantissime situazioni.

Osservazione ed ascolto del feed back

Ci ho messo diverso tempo, ma ho capito che per fare in modo che lei si avviasse autonomamente ( senza il famoso input) la mossa vincente non era aspettare vicino a lei fino a che non si fosse messa la cintura ,ma accomodarmi al mio posto di guida, mettere la cintura, inserire la chiave, fare cioè tutte le azioni normali precedenti la partenza con la macchina, senza darle nessuna istruzione.

Facendo così ho ottenuto che Isabella partisse in autonomia col mettere la cintura;  una volta che Isa  aveva avviato  l’azione io scendevo e mi inserivo  solamente se e quando Isa aveva bisogno di aiuto fisico per coordinare le due mani. Oggi Isa entra in macchina ed indossa la cintura di sicurezza.

Il nostro video racconto