Dosare la forza, trovare l’autonomia

Isabella e la merendina

Isabella è felice, sorride, guarda i video nella sua camera.

Sorridendo viene in cucina, prende una merendina dalla dispensa e tornando di là al computer apre “a scoppio” tra le due mani il cellophane dell’ involucro.

Sorrido anche io e mi viene in mente come eravamo riusciti a capire che, aprire a scoppio tra le due mani, sarebbe stato il modo giusto per Isa di aprire in autonomia la sua merendina.

Dosare la forza, trovare autonomia

Lo so che questa sembra un’ovvietà, ma vi assicuro che non lo è.

Le persone autistiche spesso hanno una forza potente, ma altrettanto spesso non riescono ad usare/dosare questa forza.

Faccio un esempio: Isabella possiede la forza necessaria ad aprire il tappo di una bottiglia quando è ancora sigillata ma non riesce a dosare la forza necessaria ed effettuare il movimento di girare, contemporaneamente; insegnarglielo non è stato facilissimo e ancora adesso non riesce ad aprire la bottiglia da zero, quindi provvedo io a girare il tappo leggermente.

Nel nostro lavoro sull’autonomia, riuscire ad aprire la merendina da sola per noi era molto importante.

Avevamo già provato con la stessa tecnica che avevamo usato per i biscotti.

I biscotti che Isa mangiava a colazione erano dei frollini in una confezione da sei pezzi, sigillata.

Poiché Isa non era in grado di aprirla con le mani, ad un certo punto avevo introdotto le forbici (Isa aveva imparato ad usarle con la dovuta attenzione, senza tagliarsi).

Così come avevo proceduto con le cinture di sicurezza, avevo individuato quali potessero essere gli aiuti necessari affinché Isa coordinasse entrambe le mani senza nessun input verbale da parte mia e in un paio di giorni era riuscita ad aprirseli da sola: con la mano sinistra teneva il pacchetto di biscotti, con la mano destra posizionava le forbici al centro della confezione e – aiutata dalla rigidità dei biscotti – riusciva a tagliare la confezione al centro.

Con la merendina, questa “tecnica” non aveva funzionato perché, in questo caso, il contenuto e l’involucro erano troppo morbidi e Isabella non aveva abbastanza spazio per tenere con la sinistra la confezione e con la destra utilizzare le forbici.

Per tanto tempo, quindi, eravamo andati avanti come al solito.

Gliela aprivo io.

L’arrivo di Giulia e la svolta

Finché un giorno a casa nostra è arrivata Giulia.

Giulia era una giovane ragazza che conoscevo da quando era bambina ed io abitavo a Roma; era venuta a vivere a Bologna da poco e le avevo proposto se potesse essere per noi una sorta di “ragazza alla pari”.

Giulia aveva accettato e così, con naturalezza ed allegria, aveva iniziato a frequentare la nostra casa.

Mi aiutava in tutto, dalla preparazione del materiale per le attività di Isabella alla predisposizione delle attività casalinghe. Partecipava alla nostra vita, osservava e dialogava con noi.

Un giorno in cui Isabella era venuta a chiedermi di aprirle la merendina e io come al solito avevo detto: “Caspita, non riesco a trovare un modo per insegnarle ad aprire il cellophane della merendina, da sola…” Giulia mi aveva guardato e aveva detto: “Puoi fare così” prendendo la merendina tra le due mani e facendo un movimento “a scoppio”.

Ho capito in un attimo che poteva essere il modo giusto per Isa. E così abbiamo provato.

Isabella non riusciva a dosare la forza delle due mani contemporaneamente, per cui è stato necessario un passaggio intermedio: merendina appoggiata sul tavolo e scoppio con una sola mano. Era necessario avere una base dura che si opponesse con una forza precisa/ calcolata. In un paio di giorni di prove Isabella aveva imparato a schiacciare il sacchetto tra le due mani.